Giovedì 16 marzo un nucleo armato
delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere
del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana.
La sua scorta armata, composta di cinque
agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente
annientata.
Chi è Aldo Moro è presto
detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è
stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il
"teorico" e lo "stratega" indiscusso
di quel regime democristiano che da trent'anni opprime
il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione
imperialista di cui la DC è stata artefice nel
nostro paese, dalle politiche sanguinarie degli anni '50,
alla svolta del "centro-sinistra" fino ai giorni
nostri con "l'accordo a sei", ha avuto in Aldo
Moro il padrino politico e l'esecutore più fedele
delle direttive impartite dalle centrali imperialiste.
È inutile elencare qui il numero infinito di volte
che Moro è stato presidente del Consiglio o membro
del Governo in ministeri chiave, e le innumerevoli cariche
che ha ricoperto nella direzione della DC, (tutto è
ampiamente documentato, e sapremo valutarlo opportunamente),
ci basta sottolineare come questo dimostri il ruolo di
massima e diretta responsabilità da lui svolto,
scopertamente o "tramando nell'ombra", nelle
scelte politiche di fondo e nell'attuazione dei programmi
controrivoluzionari voluti dalla borghesia imperialista.
Compagni, la crisi irreversibile che l'imperialismo
sta attraversando mentre accelera la disgregazione del
suo potere e del suo dominio, innesca nello stesso tempo
i meccanismi di una profonda ristrutturazione che dovrebbe
ricondurre il nostro paese sotto il controllo totale delle
centrali del capitale multinazionale e soggiogare definitivamente
il proletariato. La trasformazione nell'area europea dei
superati Stati-nazione di stampo liberale in Stati Imperialisti
delle Multinazionali (SIM) è un processo in pieno
svolgimento anche nel nostro paese. Il SIM, ristrutturandosi,
si predispone a svolgere il ruolo di cinghia di trasmissione
degli interessi economici-strategici globali dell'imperialismo,
e nello stesso tempo ad essere organizzazione della controrivoluzione
preventiva rivolta ad annichilire ogni "velleità"
rivoluzionaria del proletariato.
Questo ambizioso progetto per potersi
affermare necessita di una condizione pregiudiziale: la
creazione di un personale politico - economico - militare
che lo realizzi. Negli ultimi anni questo personale politico
strettamente legato ai circoli imperialisti è emerso
in modo egemone in tutti i partiti del cosiddetto "arco
costituzionale", ma ha la sua massima concentrazione
e il suo punto di riferimento principale nella Democrazia
Cristiana. La DC è così la forza centrale
e strategica della gestione imperialista dello Stato.
Nel quadro dell'unità strategica degli Stati Imperialisti,
le maggiori potenze che stanno alla testa della catena
gerarchica, richiedono alla DC di funzionare da polo politico
nazionale della controrivoluzione. È sulla macchina
del potere democristiano, trasformata e "rinnovata",
è sul nuovo regime che essa ha imposto che dovrà
marciare la riconversione dello Stato-nazione in anello
efficiente della catena imperialista e potranno essere
imposte le feroci politiche economiche e le profonde trasformazioni
istituzionali in funzione apertamente repressiva richieste
dai partner forti della catena: USA, RFT.
Questo regime, questo partito sono oggi
la filiale nazionale, lugubremente efficiente, della più
grande multinazionale del crimine che l'umanità
abbia mai conosciuto. Da tempo le avanguardie comuniste
hanno individuato nella DC il nemico più feroce
del proletariato, la congrega più bieca di ogni
manovra reazionaria. Questo oggi non basta.
Bisogna stanare dai covi democristiani,
variamente mascherati, gli agenti controrivoluzionari
che nella "nuova " DC rappresentano il fulcro
della ristrutturazione dello SIM, braccarli ovunque, non
concedere loro tregua. Bisogna estendere e approfondire
il processo al regime che in ogni parte le avanguardie
combattenti hanno già saputo indicare con la loro
pratica di combattimento. È questa una delle direttrici
su cui è possibile far marciare il Movimento di
Resistenza Proletario Offensivo, su cui sferrare l'attacco
e disarticolare il progetto imperialista. Sia chiaro quindi
che con la cattura di Aldo Moro, ed il processo al quale
verrà sottoposto dal Tribunale del Popolo, non
intendiamo "chiudere la partita" né tantomeno
sbandierare un "simbolo", ma sviluppare una
parola d'ordine su cui tutto il Movimento di Resistenza
Proletario Offensivo si sta già misurando, renderlo
più forte, più maturo, più incisivo
e organizzato. Intendiamo mobilitare la più vasta
e unitaria iniziativa armata per l'ulteriore crescita
della guerra di classe per il comunismo.
Portare l'attacco allo stato imperialista
delle multinazionali.
Disarticolare le strutture, i progetti della borghesia
imperialista attaccando il personale politico-economico-militare
che ne è l'espressione.
Unificare il movimento rivoluzionario
costruendo il partito comunista combattente.
Per il Comunismo.